Federcanapa: la Federazione della canapa italiana

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Federcanapa

Federcanapa è un’associazione nata nel non troppo lontano 20 febbraio 2016. È stata istituita per dare voce e sostegno all’intera filiera italiana di coltivazione, produzione e commercializzazione della canapa  in Italia. Lo scopo principale di questo ente è quello di tutelare gli interessi dei coltivatori e dei primi trasformatori di canapa (compresi quindi anche i commercianti di cannabis legale). Porta avanti la sua missione promuovendo ricerca e sviluppo nel settore della coltivazione sostenibile della canapa. Inoltre fornisce utili consigli ed informazioni scientificamente attendibili, sui metodi di coltivazione e lavorazione della pianta di canapa. Ogni azione promossa dall’ente risponde a rigorosi criteri e obiettivi ecologicamente e socialmente sostenibili, come, ad esempio: il miglioramento della fertilità dei suoli, l’arricchimento della biodiversità, la riduzione degli input chimici e delle emissioni inquinanti, la riduzione dei consumi energetici, la riduzione dei rischi per la salute degli operatori e dei consumatori finali.

Federcanapa: proposte e approfondimenti

Le iniziative di Federcanapa sono molteplici e agiscono su più fronti. Da sempre l’associazione cerca di ottenere regole e norme adeguate a far decollare il mercato della canapa in Italia. Tra queste sono da ricordare la collaborazione con i relatori della legge sull’industria della canapa industriale (242/2016), cercando di migliorarne il contenuto, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei coltivatori.

Inoltre Federcanapa sta lavorando per rimediare alle incresciose carenze e inadempienze di questa legge per quanto riguarda le infiorescenze, un nodo ancora aperto e irrisolto. L’ente nel 2020 ha presentato un dossier di proposte e approfondimenti sul nodo cannabis sativa. A tale proposito collabora a livello europeo con EIHA (associazione europea della canapa industriale). Tre gli obiettivi che vuole raggiungere:

  • aumento del limite del THC a 0,3%
  • diritto di impiego del CBD di origine naturale in cosmesi
  • diritto di impiego del CBD quale integratore alimentare (e non solo come Novel Food, come previsto attualmente dalla Commissione)

Federcanapa

Cannabis legale Italia: la questione olio di CBD

L’argomento cannabis legale in Italia è ancora molto delicato. Una questione sempre attuale che di recente ha visto protagonista di discussioni l’olio di CBD. Come abbiamo visto nell’articolo: “CBD: conosciamo meglio il cannabidiolo” il CBD, o cannabidiolo, è un metabolita della cannabis light. Un elemento pregiato e prezioso estratto dalle infiorescenze e contenuto naturalmente nelle piante di cannabis.

Il CBD presenta diverse e molteplici proprietà benefiche:

  • rilassanti
  • anticonvulsivanti
  • antidistonici
  • antiossidanti
  • antinfiammatori
  • favorisce il sonno
  • è distensivo contro ansia e panico
  • riduce la pressione endooculare
  • è un promettente antipsicotico atipico

Nonostante tutto questo sia palese e conosciuto scientificamente parlando, lo scorso ottobre, il Ministero della Salute ha emanato un decreto con il quale afferma:

“Nella tabella dei medicinali, sezione B, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, è inserita, secondo l’ordine alfabetico, la seguente categoria di sostanze: composizioni per somministrazione ad uso orale di Cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis”.

In pratica il Parlamento cerca di far passare l’olio CBD come uno stupefacente. Tutto questo solo per riuscire a mettere il prodotto nelle esclusive mani della case farmaceutiche. Il Ministero della Salute ha giustificato il provvedimento con le seguenti parole:

“Attualmente è in corso di valutazione presso l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) una richiesta di autorizzazione all’avvio della commercializzazione di un  medicinale, in soluzione orale contenente cannabidiolo, che ha già ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio centralizzata da parte dell’European Medicines Agency (EMA) e che lo stesso medicinale è controllato attraverso un programma di uso compassionevole, notificato all’AIFA, per i pazienti in trattamento con sindrome di Dravet e sindrome di Lennox-Gastaut”.

La posizione della Federcanapa

In seguito a queste comunicazioni e disposizioni di legge, la Federcanapa, sostenuta anche da EIHA, ha dichiarato:

““Le destinazioni per la canapa industriale – ha ribadito Federcanapa – sono infatti consentite dalla legge entro limiti ben definiti sull’impiego di alcune parti della pianta ed entro definiti limiti di THC nel prodotto finito (zero THC nei cosmetici e i limiti stabiliti dal Decreto Ministeriale sugli alimenti del 4 novembre 2019). L’inserimento tout court degli estratti di canapa nella tabella medicinali del Testo Unico Stupefacenti comporta dubbi interpretativi che rischiano di compromettere anche le attività di estrazione ammesse dalla legge. Inoltre la posizione del Ministero è in antitesi con le decisioni assunte dalle analoghe autorità tedesche, inglesi e francesi, che hanno escluso l’assoggettabilità dell’Epidiolex tra gli stupefacenti, ed è in contrasto con la normativa comunitaria in materia di organizzazione del mercato comune e di antitrust”.

È palese quindi che la strada per trovare una soluzione definitiva ad una questione così spinosa, è ancora lunga e ardua. Fiduciosi che in fondo al tunnel ci sia sempre la luce, attendiamo che la situazione si sbrogli e che Federcanapa continui a sostenere la filiera produttiva della coltivazione e produzione della cannabis sativa.