Coltivare cannabis in casa: cosa dice la legge

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Coltivare cannabis in casa

La Legge n°246/2016 è la norma che in Italia regola la promozione della coltivazione e della filiera della canapa. Ci sono inoltre varie sentenze che, nel corso del tempo, sono andate a definire svariati aspetti legati al mondo della cannabis light. Infatti, con il passare degli anni, l’uso di questa pianta ha assunto un valore del tutto diverso e, per questo motivo, anche la legge ha dovuto adeguarsi di conseguenza. Uno degli aspetti che ha da sempre interessato la marijuana legale è quello relativo a coltivare cannabis in casa. Partiamo subito con il dire che in Italia è illegale. Non è quindi possibile coltivare marijuana in casa. Si tratta infatti di un’infrazione amministrativa. E si parla solo di sanzione amministrativa grazie alla famosa sentenza del 19 dicembre della Corte di Cassazione, che ha depenalizzato la coltivazione di piccole quantità di marijuana light tra le mura domestiche. Comunque, nonostante la depenalizzazione, rimane pur sempre un illecito.

In Italia esiste infatti il Testo Unico sugli Stupefacenti che raccoglie e disciplina le attività illecite della coltivazione, produzione, commercio e utilizzo delle sostanze stupefacenti e psicotrope. In questo testo la cannabis ad alto contenuto di THC è considerata una droga e, pertanto, la sua coltivazione in casa, è ritenuta un reato. È quindi fortemente sconsigliato lanciarsi nella coltivazione made in home di questa pianta. Sempre meglio rivolgersi agli acquisti presso specialisti del settore che mettono in commercio prodotti selezionati e certificati, depotenziati in THC e ricchi invece di CBD.

Orientamento legislativo precedente

Fino a non troppo tempo fa, coltivare cannabis in casa era punito come reato penale. In passato infatti, chi veniva trovato a coltivare piante di marijuana tra le mura domestiche, indipendentemente dal quantitativo e dal principio attivo, veniva ritenuto responsabile di minaccia contro la salute pubblica dei singoli. In pratica, anche se solo in via teorica, il coltivatore casalingo, veniva ritenuto in grado di aumentare e alimentare lo spaccio di droga.

Corte di Cassazione e Corte Costituzionale appoggiavano e condividevano questa linea generale e i principi giuridici. Quindi anche se in quantità minime, le coltivazioni di cannabis in casa potevano essere perseguite penalmente dalle autorità.

Coltivare Cannabis in casa: non è più un reato penale

Il 19 dicembre 2019, la Corte di Cassazione, ha emesso una sentenza che ha rappresentato un vero e proprio “ribaltone” di norma e orientamento in materia di coltivazione di cannabis in casa. In pratica ha sentenziato che coltivare cannabis in casa Non  è più perseguibile penalmente. Per la precisione, le Sezioni Unite penali della Cassazione, hanno stabilito:

“…non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.

Con queste poche e semplici parole, in pratica, la Corte di Cassazione, dice che il bene giuridico della salute pubblica non è assolutamente messo a repentaglio da chi semina e raccoglie per se stesso la marijuana legale.

Coltivare cannabis in casa

Il principio di diritto

Per risolvere il caso in questione e arrivare a questa importante decisione, La Corte di Cassazione ha reso noto il principio di diritto che ha portato a questa conclusione:

“…il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza. Essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente. 

Devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Queste per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”.

Coltivare cannabis in casa nel resto del mondo

La situazione italiana non è però uguale a quella vissuta da molti altri paesi nel mondo, vicini e lontani dal Bel Paese. In effetti alcuni paesi consentono la coltivazione casalinga della cannabis legale, specificando solo alcune precise restrizioni. Tra i tanti paesi dove questa attività è concessa, troviamo:

  • Spagna – coltivare cannabis in casa è possibile, ma solo se lontano da scuole, ospedali e luoghi pubblici a contatto con anziani e bambini
  • Svizzera – è consentita la coltivazione casalinga solo di cannabis light depotenziata con un contenuto di THC inferiore al 1%.
  • Austria – in questo paese è possibile coltivare le piante di canapa in casa, ma è proibito separarne i fiori dalla pianta principale.
  • Repubblica Ceca – in questo paese dell’est Europa si possono coltivare in casa fino ad un massimo di 5 piante di marijuana.